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Storia

E' un caratteristico paese alpino, situato a 1040 m. sul livello del mare, a 17 chilometri dall'imbocco della valle del Lys la prima, delle valli laterali valdostane, che s'incontra giungendo dal Piemonte.
Gaby è immerso in una natura intatta e in un ambiente arricchito di tradizioni dal sapore antico. Ampi boschi e vitali torrentelli gli fanno da corona. Il luogo ha conservato le tracce di una civiltà agreste pastorale testimoniate da una architettura in pietra e legno del tutto particolare. Gode di un clima fresco e di un'atmosfera riposante che hanno assecondato lo sviluppo di un interessante turismo estivo. La comoda vicinanza al comprensorio sciistico del Monterosa Ski ha favorito l'afflusso turistico anche durante il periodo invernale.
Gaby, in tempi passati, noto anche come Issime Saint Michel, era parte integrante del contermine comune di Issime. A partire dal 1952 si è eretto in Comune a sé. I Santi patroni sono San Michele e San Giocondo. Dal 1994 è parte dell'VIII° Comunità Montana Walser, congiuntamente ai comuni di Issime, Gressoney Saint Jean e Gressoney la Trinité.
Gaby ha un idioma franco provenzale (patois) che reca anche vocaboli di origine germanica e celtica che denotano l'influsso di diversi ceppi etnici

Il costume femminile di Gaby

L'ascendenza del nostro costume trova delle analogie con i costumi della vicina Savoia, terra d'emigrazione dei nostri valenti muratori.
Nel secolo XIX, il costume femminile di Gaby fungeva da abito da sposa, destinato a scomparire alla morte di colei che lo aveva indossato. Sappiamo da fonte sicura che molte donne confezionavano personalmente il proprio costume che era interamente cucito a mano. Ogni costume, pur uniformandosi ad uno stereotipo, possedeva delle varianti, ispirate al gusto ed alle condizioni socio - economiche di colei che lo indossava. Si trattava di un abito legato alle circostanze liete (matrimoni, battesimi) e tristi (funerali) della vita, tanto da rappresentare oggi una testimonianza degli usi del nostro paese.
Per distinguersi socialmente, ogni donna comprava da venditori ambulanti degli articoli di merceria: nastrini, passamanerie, guarnizioni, scampoli di seta, scialli, destinati ad aggiungere degli elementi di valore all'insieme del costume.
Mentre per gli abiti dei giorni feriali le nostre bisnonne facevano uso di stoffa di produzione locale (drap), per i vestiti della festa compravano del panno importato.
I colori dominanti del nostro costume tradizionale erano il nero e il bianco. Ma per ravvivare la sobrietà dell'insieme, ogni donna sceglieva delle tinte vivaci per gli ornamenti - nastri, ricami - e per gli accessori - grembiuli, scialli.